Recensione "I figli della tempesta" by Francesca Noto

I figli della tempesta è il secondo romanzo di Francesca Noto e il sequel del mio amatissimo Il segno della tempesta; anche se, in realtà, ognuno dei due volumi può essere letto singolarmente.

Avere diciassette anni è complicato, se sei nato all'ombra di un'ingombrante profezia e la tua famiglia si aspetta che riveli capacità straordinarie. Questo pensa Nathaniel Gordon (il figlio di Lea e Sven), quando guarda allo specchio i suoi strani occhi spaiati, che gli ricordano ogni giorno una scomoda eredità. Discendente dei norreni, nato per mettere fine a una minaccia proveniente da un altro piano d'esistenza, Nate è sempre più convinto che qualcuno si sia sbagliato sul suo conto. Ma quando Winter, un violento e misterioso ragazzo albino, irrompe nella sua vita e la stravolge, non c'è più tempo per i dubbi.
Tra fughe precipitose, scontri mortali e decisioni laceranti, Nathaniel dovrà combattere una guerra più grande di lui e sopravvivere in un mondo che non è il suo.
Chi è l'inarrestabile gigante dal cuore di ghiaccio pronto a tutto per conquistare la nostra dimensione terrena? E qual è la verità sul conto di Winter? Per saperlo, Nate dovrà abbracciare il destino e scoprire cosa è riservato ai figli della tempesta.

Sarò sincera: fin dall'inizio ho avuto sentimenti abbastanza discordanti su questo romanzo. Dico fin dall'inizio perché per tutta la lettura ho avuto dentro un'incontrollata tempesta d'emozioni, che mi ha portato, alla fine, a ridere e a piangere insieme, ad amare e odiare il libro e la sua autrice nello stesso momento. Ma facciamo un passo alla volta.

Ciò che più mi lasciava dubbiosa era il suo essere un sequel... e che sequel! Dall'esatto momento in cui ho voltato l'ultima pagina de Il segno della tempesta, parecchi mesi fa, ho aspettato impaziente il continuo della storia. Eppure c'era sempre quella fastidiosa vocina nella mia testa che continuava a chiedersi: I figli della tempesta sarà un degno seguito? E sì, lo so che avrei dovuto fidarmi di un'autrice che ormai conosco e che non mi ha mai deluso. Ma siamo lettori e non possiamo non tenere a cuore i libri che abbiamo amato.
Così se anche ho considerato I figli della tempesta un romanzo di per se stesso, dall'altro lato durante la lettura una parte della mia mente teneva sempre un occhio aperto su Il segno della tempesta.

Sono passati 18 anni dagli avvenimenti del primo libro. E anche se i vecchi personaggi tornano per più di una comparsa, i protagonisti sono altri, il mondo in cui si muovono è un altro, l'intera storia è un'altra. E questo è uno degli aspetti che ho amato del volume. Ho adorato come le sfumature restino invariate, nonostante cambino i colori.
Perché I figli della tempesta è altro, un altro romanzo, un'altra storia. Cambiano attori e ambientazione, certo, ma anche sapori, dinamiche, significati. Eppure, allo stesso tempo, resta un seguito, appartiene e rientra nella stessa saga. Sotto sotto si respira lo stesso clima. E' un libro nuovo, ma nasce dalle ceneri del vecchio e a esso resta, in qualche modo, connesso.

Probabilmente tutto questo ha origine già dalle intenzioni dell'autrice, quando I figli della tempesta era ancora solo un'idea astratta. La stessa Francesca Noto, nei ringraziamenti finali, scrive che questo libro è diverso dal primo. Il segno della tempesta nasce quasi per caso, e il percorso che l'ha portato alla pubblicazione, lungo più di dieci anni, è stato quasi altrettanto casuale e non sempre intenzionale. I figli della tempesta invece non solo nasce e cresce in un tempo molto più stretto, ma soprattutto ha ben chiare fin dall'inizio quali sono le sue intenzioni.
Conoscevo (e amavo) già la penna dell'autrice, eppure se anche nel romanzo ho ritrovato tutti gli elementi che me la fanno amare, lo stesso clima di casa, dall'altro si percepisce anche il cambiamento, che è passato del tempo. Ancora una volta, si sente che è una nuova storia. E ho adorato anche questo, che il sequel porti un passo in avanti, che cresca e che ci faccia crescere con lui.

Già nella recensione de Il segno della tempesta avevo scritto quanto profondamente ami la penna così umana di Francesca Noto, la naturalezza e la pacifica e attiva accettazione della sua visione del mondo. Non mi soffermerò ancora una volta su questo aspetto per non ripetermi, ma ci tengo a sottolineare quanto scaldi il cuore il modo in cui la scrittrice tratti la sessualità dei suoi personaggi. Non specifica mai il loro essere etero, gay, bisessuali o altro, non ha mai né il bisogno né la minima intenzione di accennare a un'etichetta o a una definizione. Perché c'è un'unica appartenenza possibile per ognuna delle figure mostrate nel libro: sono degli esseri umani, semplicemente degli esseri umani, che seguono con naturalezza il proprio cuore, i desideri e le pulsioni. E questo è tutto ciò che c'è bisogno di dire.

Come credo sia chiaro da questa recensione, sono davvero infiniti i motivi che mi hanno fatto amare alla follia (anche) I figli della tempesta, e altrettante (e forse un po' di più) sono le ragioni per cui sono già impaziente di leggerne il seguito. Non solo perché, come lasciano ben sperare le ultime delle 300 pagine del libro, nel prossimo volume sembra torneranno in prima linea tutti (o quasi) i personaggi della saga. Ma anche, lo ammetto, per il mio lato da shippatrice seriale, che si è scatenato in quest'ultima lettura.
Per ora, nell'attesa, c'è un'unica cosa che posso fare: parlare di questa bellissima saga e aiutarla, nel mio piccolo, a diffondersi come merita. E perché no, potrò anche riimmergermi nelle meravigliose pagine dei due volumi ogni volta che vorrò.
Buona lettura,


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